Come eravamo: la pandemia che ha cambiato l’Australia

Impossible dimenticarsi del flusso di neo-arrivati al loro primo giorno in Australia. Dalle nostre scrivanie di addetti all’info point, ne abbiamo visti passare un numero letteralmente incalcolabile. Ogni mattina un volto nuovo ed anche una storia ed un progetto totalmente diverso. Io che scrivo, in particolare, ho avuto spesso modo di essere la prima persona a rispondere ai vostri dubbi da ‘day 1′. Perplessità fugaci, possibili da dissipare con una semplice chiacchierata con chi, come noi, in Australia ci bazzica tempo. La verità è che, di solito, nella prima fase di un’avventura Australiana, non importa nemmeno che alcune questioni rimangano irrisolte: dopo tutto, ad orbitare attorno a questa nazione ci sono solo distrazioni. Avventure, disavventure, amori che nascono e durano un road trip, le prime esperienze lavorative in inglese, la lontananza da casa, sentirsi per la prima volta ‘gli stranieri‘. Dall’Australia non si torna più gli stessi, questo è sicuro.

Tutto é sempre stato cosí da queste parti, e mai avremmo scommesso un dollaro sul fatto che un giorno, tutto sarebbe stato sospeso. In particolare, ricordo come il transito aeroportuale fosse contraddistinto da un’incessante congestione. Oggi, invece, chi torna dall’Australia si ritrova a volare in aerei quasi vuoti ed aspettare di imbarcarsi in aeroporti fantasma. È verso la fine dell’anno 2019 che abbiamo iniziato a sentir parlare di questa ‘malattia, neanche ancora definita pandemia, in arrivo dalla Cina. Era parsa a tutti la classica notizia transitoria che riempie le colonne dei giornali senza davvero impattare sulle nostre vite. I primi due mesi del 2020, infatti, hanno confermato la sensazione che si trattasse di un problema che non ci avrebbe toccato davvero.

Poi, di tutti i posti del mondo, è proprio l’Italia a venir messa al centro delle cronache: uno dei primi paesi, insieme a Cina, Corea del Sud ed Iran a registrare un picco di casi. Nonostante tutto, le prime chiusure sembrano dirette solamente verso la Repubblica Popolare Cinese. Ai titolari di passaporto Italiano, in una prima fase, viene concesso di entrare in Australia purché questi non si fossero trovati in aree coinvolte da un alto numero di casi. Ben presto però, a tutti i cittadini Italiani viene precluso di raggiungere l’Australia. A Marzo la situazione si evolve ulteriormente e si rivela improvvisamente reale: i casi diventano un ossessione e le frontiere vengono bloccate ‘sino a data da destinarsi‘. I dibattiti da allora si sono susseguiti incessantemente: si era spesso parlato di una chiusura temporanea, giusto qualche mese per dare tempo ai vari governi di organizzarsi al meglio. Quando le prime testate hanno iniziato a parlare di frontiere sbarrate fino al 2022, la maggior parte dei commenti gridava all’esagerazione. Ben presto però si è capito che la linea in procinto di essere adottata era quella dei casi zero. Mentre il mondo intero iniziava a lavorare su un vaccino, avendo realizzato l’inevitabilità che una pandemia potesse raggiungere qualsiasi stato del pianeta, l’Australia decideva invece di voler rappresentare l’eccezione: zero casi, dunque, la missione. Un’impresa quasi riuscita, se teniamo conto che da Agosto 2020 a Luglio 2021, i casi si sono davvero mantenuti nell’ordine delle decine. Nel mezzo però un costosissimo isolamento al mondo esterno, ad eccezione di una brevissima bolla di transito con i vicini Neozelandesi, durata quasi meno del tempo voluto per l’organizzazione della stessa. I confini interni tra gli Stati Australiani sono stati chiusi ed aperti varie volte, in un contesto di polemiche continue tra i premier dei vari stati e di confusione generale per i frontalieri.

La missione ‘casi zero‘ ha portato anche l’amministrazione Morrison al varo di misure straordinarie, come l’introduzione del visto 408 (‘Covid Visa’) per favorire il rinnovo dei backpackers o comunque di tutte le persone che possono rendersi utili in quei settori definiti critici. In una fase più recente viene introdotto anche il Disaster Payment, ossia una sorta di stipendio governativo per tutte quelle persone che hanno perso il lavoro a causa delle intermittenti restrizioni. Agli studenti internazionali viene concesso di lavorare full-time se impiegati in settori critici. Tutte misure per tamponare, che sembrano reggere, sintanto che i casi rimangono contenuti ed i lockdowns di brevissima durata allo scopo di strozzare sul nascere l’insorgere di nuove ondate di contagi.

A Luglio 2021 però l’Australia fa i conti con la realtà: i confini si rivelano poco impermeabili, specialmente alla variante Delta, che arriva in New South Wales seguita dal Victoria in maniera irreversibile. Si assiste dunque ad un cambio di strategia dalle istituzioni: sembra improvvisamente chiaro che l virus non si possa isolare e che la soluzione si chiami ‘vaccino‘. Le riaperture infatti ed il ritorno alla vita normale dipendono e dipenderanno dal rate di vaccinazioni. Internamente, per ritornare ad una vita quantomeno simile a quella alla quale eravamo abituati, necessari il 70% di doppie vaccinazioni. Con l’80% invece si solleveranno praticamente tutte le restrizioni interne e si ricomincerà a parlare di transito da oltre oceano. Dall’estero in realtà sono già iniziate a rientrare alcune categorie di persone, come ad esempio lavoratori altamente specializzati in settori critici per il paese (Lista PMSOL). Pochissimi studenti internazionali hanno iniziato a rientrare tramiteprogetti pilota, ancora in fase di collaudo al momento. Le uniche certezze riguardano le possibilità di viaggio dei cittadini Australiani e residenti permanenti, che dal prossimo Novembre potranno andare e tornare liberamente (seppur con differenze sostanziali tra chi è vaccinato e chi non lo è). Per la maggior parte degli studenti internazionali, per i turisti, per i backpackers ed i lavoratori stagionali o temporanei, ancora non ci sono certezze.

Ed è cosí che il centro cittadino di Sydney ci appare incredibilmente vuoto di Sabato pomeriggio. Niente più code infinite nei cafè di St Kilda, e fine dei festivals di ogni genere che si protraggono per giorni ai lati dei maggiori centri urbani. Niente Vivid, per intenderci, l’evento che ogni anno rende l’Australia la capitale del romanticismo. Per chi vive quí è persino difficile conciliare le due sensazioni contrastanti che accompagnano l’atipica quiete di quei posti un tempo sovraffollati e pieni di vita. Da un lato, rendono possibile ammirarla anche di più, l’Australia, rispetto al solito. Dall’altro però, ci piaceva come eravamo.

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